A novembre cresce il tasso di occupazione ma 8 imprese su 10 non trovano profili tecnici

Secondo le rilevazioni di Istat, a novembre 2021, in Italia, il tasso di disoccupazione è sceso al 9,2%, ma resta ancora molto alto tra i giovani con un allarmante 28%(-0,2 punti). La crescita dell’occupazione (+0,3%, pari a +64mila unità) ha riguardato uomini e donne, dipendenti a termine e autonomi, persone tra i 25-34 anni e ultra 50enni. A novembre 2021, il tasso di occupazione si è assestato al 58,9%, con una crescita di 0,2 punti). Il confronto con il dato di gennaio 2021 è però confortante: gli occupati in più sono 700mila. Rispetto a febbraio 2020, ultimo periodo rilevato prima dell’inizio della pandemia, mancano ancora all’appello 115 mila posti di lavoro.

«I dati Istat segnalano certamente un trend positivo per quanto riguarda il mercato del lavoro, ma non è sufficiente. Questo è il momento di investire in formazione per facilitare il ricollocamento di centinaia di migliaia di lavoratori in settori economici cruciali per l’attuazione del PNRR e fornire loro le competenze necessarie ad affrontare la sfida della crescita» commenta il Direttore di FondItalia, Egidio Sangue.

Lo scorso dicembre FondItalia ha pubblicato l’Avviso FEMI 2022.01 per il finanziamento di attività di Formazione Continua a favore di Imprese aderenti al Fondo e ai Conti di Rete. Il nuovo Avviso, con una dotazione economica iniziale di 6 milioni di euro, con procedura a Sportello, è articolato su tre differenti assi formativi: progetti formativi aziendali, in linea con le esigenze espresse da una sola impresa, progetti formativi interaziendali rivolti ad un gruppo di imprese, aggregate secondo una logica di rete, e progetti formativi individuali finanziabili mediante voucher, ossia la partecipazione a percorsi a scelta individuale di alta formazione o specialistica, erogata da specifici Enti in linea con le esigenze espresse da una o più imprese. All’interno del nuovo Avviso FEMI 2022.01, il Fondo Paritetico Interprofessionale ha ritenuto prioritario intervenire su alcune tematiche, quali: aggiornamento e mantenimento delle competenze; adozione di nuovi modelli di gestione aziendale (risorse umane, qualità, tecniche di produzione) ed amministrazione, sviluppo delle abilità personali, introduzione di elementi di innovazione tecnologica, incremento della conoscenza del contesto lavorativo e delle competenze linguistiche, supporto all’internazionalizzazione e green economy.

Proprio innovazione tecnologica, green economy e internazionalizzazione sono ambiti fondamentali sui quali concentrarsi per il futuro di molte piccole aziende, intercettando fabbisogni attuali e aspettative dei consumatori, così da poter competere in nuovi mercati.

Secondo i dati emersi dal Market Watch di Banca Ifis, l’83% delle piccole e medie imprese cerca profili tecnici, ma più della metà non li trova. Accanto ai profili tecnici, sono molto richiesti quelli digitali e, in particolare, specializzati in tecnologie 4.0. Ai candidati sono, tuttavia, richieste competenze trasversali, quali: il saper lavorare in team, essere flessibili, risolvere problemi. Il 59% delle Pmi ha bisogno di nuove competenze legate alle tecniche di produzione specifiche per il proprio settore; il 28% di collaboratori in grado di gestire soluzioni digitali; il 26% di profili amministrativi e il 24% di soggetti specializzati nell’industria 4.0. Nel prossimo triennio, le figure esperte di tecniche produttive rimarranno le più ricercate (42%), seguite da quelle che possono contare su competenze digitali e 4.0 (entrambe al 39%). Molto ricercate anche le cosiddette soft skill, ovvero quelle capacità relazionali o di comunicazione in grado spesso di fare la differenza all’interno di un gruppo, e che pesano in media per quasi la metà (45%) nel profilo tipo ricercato dalle aziende. tra smart working e presenza in ufficio