Competenze tecnico-scientifiche e competitività europea: cosa indicano i ranking universitari per il sistema lavoro

Il posizionamento delle università nei ranking internazionali rappresenta sempre più un indicatore della capacità dei sistemi formativi di sostenere innovazione, sviluppo tecnologico e competitività economica. In questo contesto, i risultati registrati negli ultimi anni dal Politecnico di Milano offrono uno spunto di riflessione più ampio sul rapporto tra formazione accademica, competenze tecniche e mercato del lavoro.

Secondo il QS World University Rankings 2026, il Politecnico di Milano ha raggiunto il 98° posto mondiale, entrando per la prima volta nella Top 100 globale e posizionandosi nel Top 6% delle università mondiali, risultato che rappresenta un primato per il sistema universitario italiano.

Il risultato è il frutto di una crescita costante nel tempo: in dieci anni l’ateneo ha scalato numerose posizioni, confermandosi come riferimento per la formazione tecnico-scientifica e per la ricerca applicata.

Anche a livello europeo il posizionamento si conferma competitivo: in alcune rilevazioni dedicate all’Europa l’ateneo è entrato stabilmente tra le migliori università del continente e prima in Italia, con indicatori particolarmente positivi sulla reputazione presso i datori di lavoro, cioè sulla capacità di formare laureati pronti per il mercato.

I ranking accademici non sono soltanto classifiche reputazionali. Sempre più spesso riflettono elementi che incidono direttamente sul sistema produttivo: qualità della ricerca, capacità di trasferimento tecnologico, collaborazione con le imprese e spendibilità delle competenze.

Indicatori come l’“Employer Reputation” valutano direttamente la percezione delle aziende sulla preparazione dei laureati, segnalando quanto il sistema formativo sia allineato alle esigenze del mercato del lavoro globale.

Questo aspetto assume particolare rilievo in uno scenario caratterizzato da trasformazioni tecnologiche rapide, che richiedono competenze tecniche e scientifiche aggiornate lungo tutto l’arco della vita professionale.

La competitività del sistema economico non dipende esclusivamente dalla qualità della formazione universitaria iniziale. Sempre più spesso il fattore decisivo è la capacità di aggiornare competenze e professionalità nel tempo.

La crescente centralità delle discipline STEM, della digitalizzazione e delle tecnologie avanzate rende necessario un sistema integrato in cui formazione accademica e formazione professionale continua dialoghino costantemente.

In questo scenario, la formazione continua rappresenta una leva strategica per aggiornare competenze tecniche e digitali, supportare la mobilità professionale, accompagnare le transizioni tecnologiche e organizzative. 

«Da tempo i Fondi interprofessionali lanciano un messaggio chiaro – ha sottolineato Francesco Franco, presidente di FondItalia, recentemente, in occasione dell’annuncio dell’apertura del settimo sportello dell’Avviso FEMI a novembre 2025 -: investire nell’aggiornamento professionale continuo e di alto livello non rappresenta un’opzione per aziende illuminate, ma un’esigenza strategica ineludibile per la competitività del nostro tessuto produttivo. La priorità assoluta consiste nell’incrementare le risorse finanziarie destinate all’offerta di percorsi formativi d’eccellenza rivolti al mondo imprenditoriale e ai suoi collaboratori».