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Formazione continua, cresce la partecipazione dei lavoratori. Fondi interprofessionali protagonisti dello sviluppo delle competenze

La formazione continua rafforza il proprio ruolo nelle strategie di crescita delle imprese italiane e nelle politiche di sviluppo del capitale umano. A confermarlo è il XXV Rapporto sulla Formazione Continua in Italia, realizzato dall’INAPP per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che fotografa un sistema in espansione sia per numero di lavoratori coinvolti sia per capacità di rispondere alle trasformazioni del mercato del lavoro.
Nel 2024 il tasso di partecipazione degli adulti ai percorsi di formazione ha raggiunto il 10,4%, un dato che conferma un percorso di crescita costante rispetto al 6,3% registrato nel 2004. Un’evoluzione sostenuta anche dall’azione dei 20 Fondi paritetici interprofessionali, che lo scorso anno hanno gestito oltre 850 milioni di euro, con un incremento del 9% rispetto al 2023, coinvolgendo circa 780 mila imprese e oltre 10,5 milioni di lavoratori.
Anche il Fondo Nuove Competenze continua a rappresentare uno strumento di particolare rilievo per accompagnare i processi di aggiornamento professionale. La terza edizione ha potuto contare su uno stanziamento di circa 1,2 miliardi di euro, raggiungendo oltre un milione di lavoratori, un numero in costante crescita rispetto alle precedenti edizioni.
Grazie all’insieme degli strumenti di finanziamento, nel 2024 i progetti di formazione continua hanno interessato oltre 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, in aumento rispetto agli 1,6 milioni del 2023 e agli 1,3 milioni del 2021. In cinque anni la platea dei lavoratori coinvolti è cresciuta di oltre 400 mila unità, tornando sostanzialmente ai livelli precedenti alla pandemia. Per il 2025 le prospettive indicano un ulteriore consolidamento del trend, con la possibilità di avvicinarsi ai due milioni di lavoratori formati attraverso i Fondi interprofessionali.
Il Rapporto evidenzia come la formazione rappresenti una risposta concreta alle difficoltà che molte imprese incontrano nel reperire figure professionali adeguate. Tra le aziende che segnalano criticità nel recruiting, il 37,1% attiva percorsi di riqualificazione del personale, mentre il 30,4% punta sull’aggiornamento delle competenze già presenti in azienda.
Accanto ai percorsi tradizionali si stanno diffondendo modelli più flessibili, come il microlearning e le Academy di filiera, che favoriscono la collaborazione tra imprese, enti di formazione e territori per costruire ecosistemi capaci di rispondere in modo più efficace ai fabbisogni professionali.
La crescita della partecipazione non elimina tuttavia alcuni squilibri strutturali. Il divario generazionale resta significativo: partecipa alla formazione il 18,2% degli under 35, contro il 6,8% degli over 50. Permangono inoltre differenze legate al genere, ai territori e soprattutto alla dimensione aziendale.
Circa il 70% delle grandi imprese investe infatti nella formazione dei propri dipendenti, mentre la quota scende a meno di un terzo tra le microimprese.
Tra le indicazioni emerse dal Rapporto figura la necessità di consolidare una governance partecipata tra Ministero del Lavoro, Fondi Interprofessionali e parti sociali, con l’obiettivo di allineare sempre più la programmazione della formazione ai fabbisogni espressi dal sistema produttivo.
In questo quadro si inseriscono il Decreto 115/2024, che estende ai Fondi interprofessionali le attività di individuazione e validazione delle competenze, e le nuove Linee guida che ampliano il loro raggio d’azione, consentendo di raggiungere nuovi destinatari e di attivare ulteriori risorse. Parallelamente il Ministero sta sviluppando strumenti di Labor Market Intelligence e il Fascicolo Socio Lavorativo, destinati a rendere sempre più personalizzati gli interventi di politica attiva.
«La formazione non può più essere considerata un intervento episodico, ma deve diventare una leva strutturale delle politiche attive del lavoro – sottolinea il Direttore di FondItalia Egidio Sangue, commentando i risultati del Rapporto realizzato dall’INAPP -. Ai Fondi oggi viene offerta l’opportunità di assumere un ruolo ancora più strategico nell’individuazione dei fabbisogni, nella certificazione delle competenze e nell’accompagnamento delle imprese e dei lavoratori durante le transizioni digitali, ambientali e organizzative. Un’opportunità che va sfruttata per rafforzare una governance realmente condivisa tra istituzioni, parti sociali e sistema produttivo, affinché la formazione sia sempre più tempestiva, personalizzata e capace di generare occupabilità e competitività. L’inverno demografico impone la valorizzazione e l’attualizzazione delle competenze dei lavoratori in attività. Una sfida che come sistema Paese non possiamo permetterci di fallire».
