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Gargano in Formazione, Egidio Sangue: la formazione continua è la chiave per la produttività del Paese

«Il problema delle politiche attive è che, fino ad oggi, sono rimaste un termine abbastanza vuoto». Con questa riflessione, venerdì 17 ottobre il Direttore di FondItalia Egidio Sangue ha aperto il suo intervento al talk dedicato alle politiche attive del lavoro nell’ambito del convegno “Diritto, Parità e Futuro: Dialoghi tra Territorio e Professioni”, organizzato durante la manifestazione Gargano in Formazione, che si è tenuta a San Giovanni Rotondo il 17 e il 18 ottobre 2025.
Un appuntamento che ha riunito istituzioni, professionisti e rappresentanti del mondo del lavoro per discutere di inclusione, parità e futuro del lavoro, temi centrali anche per la missione del Fondo interprofessionale.
Nel suo intervento, Sangue ha sottolineato come la questione della produttività resti una delle criticità strutturali del Paese, strettamente legata all’innalzamento e all’aggiornamento delle competenze dei lavoratori. «L’Italia ha sempre sofferto un problema di produttività – ha spiegato – che dipende da tanti fattori, tra cui l’aumento delle competenze. Il lavoro cambia, le tecnologie cambiano, ma oggi ciò che è davvero unico è la velocità con cui questi cambiamenti avvengono. La formazione è uno degli strumenti fondamentali per adeguare le competenze e tenere il passo».
Sangue ha poi richiamato l’attenzione sul tema demografico, che rischia di diventare un freno alla crescita: «L’età media in Italia è di 49 anni. Viviamo un inverno demografico in cui i giovani sono sempre di meno e inevitabilmente anche i lavoratori lo saranno. Abbiamo due doveri: garantire ai giovani una produttività più alta, capace di sostenere il welfare, e investire nei lavoratori attuali, che sono essenziali per la tenuta produttiva del Paese».
Nel suo intervento, il Direttore di FondItalia ha affrontato anche il tema dell’efficacia e della tempestività delle misure pubbliche, sottolineando la necessità di una maggiore capacità di spesa e di gestione delle risorse:
«I fondi interprofessionali formano ogni anno oltre 1,2 milioni di lavoratori, secondo i dati Inapp, dimostrando di saper spendere con efficienza».
Sangue ha poi espresso l’auspicio che il Fondo Nuove Competenze (FNC) diventi una misura strutturale, ma con una gestione più aderente alle tempistiche produttive delle imprese: «Un’impresa manifesta un’esigenza di formazione in tempi legati ai suoi cicli produttivi. Se la risposta arriva due anni dopo, quell’esigenza è già cambiata. Le politiche attive devono saper stare nei tempi dell’economia reale».
Per il Direttore di FondItalia, la strada per migliorare l’efficacia del sistema passa da una collaborazione più stretta tra pubblico e privato, valorizzando le buone prassi già in atto: «Abbiamo risorse finanziarie consistenti che spesso non riusciamo a spendere. Serve un’integrazione fra i soggetti, un sistema semplice che permetta anche alle microimprese di accedere alla formazione».
In quest’ottica, Sangue ha citato anche la possibile estensione del ruolo dei Fondi interprofessionali, chiamati a gestire parte del nuovo Fondo nazionale “Donne, Giovani e Lavoro”: «Potremmo garantire percorsi formativi finalizzati all’assunzione delle donne. Chi meglio dei Fondi, costituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, può avere un rapporto diretto con il sistema produttivo?»
Una visione di futuro fondata su formazione e semplicità
In chiusura, l’intervento di Egidio Sangue ha delineato una visione di politiche attive più concrete, rapide e orientate alla produttività, in cui la formazione rappresenti un ponte stabile tra welfare, imprese e occupazione.
Un invito a non disperdere le risorse disponibili, ma a metterle in connessione per costruire un sistema del lavoro capace di crescere e innovarsi insieme al Paese.
