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Il lavoro come priorità: tra la crisi delle imprese e la voglia del posto fisso

Non è rosea la situazione delle imprese italiane negli ultimi mesi di questo 2020. Come rileva il rapporto dell’Istat “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”, oltre due terzi delle aziende (su circa 90mila intervistate) hanno avuto un calo di fatturato (quasi il 70% proprio come nella prima parte dell’anno con la pandemia in corso, ma con una flessione delle vendite di intensità diversa). Una crisi di vendite nonostante in estate ci sia stata una piccola ripresa economica. Più del 30% delle imprese segnala dei rischi operativi e di sostenibilità dell’attività (15% ad altissimo rischio) e il 37,5% è ricorso a un sostengo di liquidità e credito.

Le imprese oltre la crisi

Nonostante questa situazione difficile, il 25,8% delle imprese è disposto ad espandere la propria produttività e ad avviare nuove strategie. Infatti, i dati del sondaggio dell’Istat mostrano anche che la vendita di beni e servizi via web è raddoppiata (17.4%) proprio in questo periodo. Le aziende hanno accelerato la transizione digitale, creando degli shop online, utilizzando all’interno del proprio team strumenti di comunicazione digitale e poi investendo nella comunicazione e nel marketing sui social network per essere più vicini agli utenti. Tutti elementi di grande interesse, che resteranno anche dopo questa crisi.

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Il lavoro tra dignità e valore

La crisi delle aziende e del mondo del lavoro in generale si legge bene anche attraverso un sondaggio di Indeed su un campione di lavoratori e datori di 14 paesi, tra cui l’Italia. Da questo studio emerge che il lavoro viene visto come un’ancora di salvezza: per il 60% degli italiani è una priorità assoluta (in Francia e in Germania la percentuale resta al 45%) soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo vivendo. Il pensiero della stabilità e della ricerca del posto fisso per il prossimo anno restano al centro dei pensieri del 73% degli intervistati della nostra nazione.

E non è quindi un caso che il 50% degli intervistati italiani sacrificherebbe gratifiche e altri benefit pur di avere una stabilità e una certezza di occupazione. Il lavoro per una persona non è solo indipendenza economica ma assume un valore di benessere e dignità. La pandemia ha sicuramente portato l’individuo ad essere maggiormente consapevole e responsabile: il 78% dei datori di lavoro ha, infatti, riconosciuto ai propri dipendenti di aver aiutato l’azienda in un momento complicato.

Gli ultimi dati sulle assunzioni

Il sogno del posto fisso in questo difficile 2020 si è infranto contro un -34% delle assunzioni nei primi nove mesi del 2019. L’Inps rileva nell’Osservatorio sul precariato come le nuove assunzioni siano state solo 3.801.000 da gennaio a settembre e le cessazioni 4.058.000, anche qui una forte diminuzione (-21%) in paragone con lo stesso periodo dell’anno precedente. Un effetto dovuto principalmente al blocco dei licenziamenti voluto dal Governo. Il mese di settembre ha mostrato un segnale di ripresa rispetto a giugno (siamo passati da -814mila a -669mila), ma la strada per una rinascita è ancora in salita.

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