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Lavoro e formazione, le categorie penalizzate dalla pandemia

Studenti, giovani e lavoratori penalizzati dalla situazione portata dal Covid-19. Sono queste le conclusioni emerse da ricerche e rapporti che hanno analizzato la situazione del lavoro e della formazione in Italia in questi difficili mesi di pandemia. Un’Italia spaccata in due. Al centro nord è stato possibile usufruire delle tutele (blocco licenziamenti e cassa integrazione) messe in campo dal Governo grazie a rapporti di lavoro a tempo indeterminato e alla possibilità di accedere allo smart working. Il sud invece ha risentito maggiormente della crisi lavorativa e della didattica a distanza, sia per la mancanza di contratti di lavoro stabili che di strumenti per svolgere attività e studio da casa.

Formazione e primo lavoro: studenti e giovani penalizzati

La didattica a distanza, soprattutto per le scuole superiori e per le università, l’abolizione dei contratti di stage, tirocinio o di inserimento al lavoro e la mancanza di corsi di formazione in presenza ancora oggi stanno portando a una penalizzazione di alcune categorie. In particolare i giovani che stanno affrontando gli ultimi anni di scuola superiore hanno dovuto rinunciare alle ore nei laboratori e a stage organizzati dagli istituti, perdendo una parte importante della formazione scolastica e a un primo contatto con il mondo del lavoro.

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Una situazione simile per gli studenti di alcune facoltà in cui il tirocinio è una parte fondamentale dell’istruzione o per coloro che si sono trovati in questi mesi a dover interrompere l’inserimento nel mondo del lavoro. Il rischio è quello di non sviluppare adeguate conoscenze e competenze proprio negli anni più importanti per la crescita formativa e professionale delle giovani generazioni. A questa situazione si aggiunge anche una difficoltà economica delle famiglie, che senza entrate sicure faticano a pagare i corsi di laurea o a sostenere un trasferimento in altre città italiane o all’estero dei propri figli.

La situazione nel sud Italia

Il danno occupazionale ha colpito maggiormente il sud Italia, specialmente i giovani e le donne, impiegati con un contratto a tempo determinato in alcuni settori specifici come quello turistico o della ristorazione messi in ginocchio dalla pandemia. A rivelare queste informazioni è un rapporto sull’Economia delle regioni italiane redatto dalla Banca d’Italia e pubblicato a novembre. Un calo occupazionale che ha visto una piccola ripresa solo nel periodo estivo, ma che non è bastata per recuperare e dare lavoro a tutti coloro che ad esempio nel 2019 avevano lavorato nelle stesse strutture.

Disoccupazione giovanile

I dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) parlano di “generazione lockdown” con più difficoltà a proseguire gli studi – anche per motivi economici – e ad inserirsi nel mondo del lavoro, vista la disoccupazione giovanile in aumento da febbraio 2020: un ragazzo (tra i 20 e i 29 anni) su sei ha smesso di lavorare da quando è scoppiata la pandemia. Una situazione a cui va immediatamente posto un rimedio per non pagarne il prezzo nei prossimi decenni.

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