Lavoro femminile, situazione in Italia

Lavoro femminile: l’Italia ha il tasso di occupazione più basso d’Europa

L’occupazione femminile in Italia mostra dati preoccupanti se paragonati con quelli del resto d’Europa. Le donne che lavorano nel nostro paese sono ancora in numero inferiore rispetto agli uomini, per un posto di lavoro simile guadagnano di meno e se sono madri il tasso di impiego scende vertiginosamente. Quest’ultimo dato emerge da una ricerca dell’Istat, che evidenzia la difficoltà di conciliare la vita lavorativa con il prendersi cura dei figli.

I dati Eurostat sul lavoro femminile

Se si prendono in considerazione le donne tra i 15 e i 64 anni fino al 2018 risulta impiegato, dai dati Eurostat, il 56,2% contro il 68,3% nella Ue. L’Italia ha un gap di differenza tra uomini e donne di quasi 19 punti, il peggiore dopo Malta. Ma siamo indietro anche come percentuale di donne occupate in età da lavoro: 49,5%, fa peggio di noi solo la Grecia. Pur crescendo negli anni il numero delle donne impiegate, questa percentuale non raggiunge comunque i livelli della media dei paesi dell’Unione Europea.

I dati Eurostat evidenziano anche che una persona su cinque tra i 25 e i 54 anni (22,1%) è fuori dal mercato del lavoro, uno dei più alti in Europa, ma se si parla di donne la percentuale sale al 32,6%, una su tre, mentre nella Ue la media è sotto il 20%. E spesso i motivi sono familiari. Sono aumentate, invece, le donne che lavorano e che hanno un’età compresa tra i 55 e i 64 anni (dal 18,1% al 46,1%) e questo perché sono cambiate e si sono innalzate le modalità di accesso al pensionamento.

Anche i dati del secondo trimestre del 2019 mostrano un tasso di attività delle donne italiane in aumento (56,8%), ma sempre sotto la media Ue; il 43% del comporto rosa in età da lavoro è fuori dal mercato.

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Donne e madri lavoratrici

 

I dati Istat

Le donne che hanno figli faticano a conciliare il lavoro con la vita familiare. Una donna su dieci con un bambino (al sud i dati parlano di una su cinque) non ha mai lavorato, una percentuale di 11,1% mentre la media europea è di 3,6%. Un figlio, quindi, cambia la vita professionale di una donna, molto di più rispetto a quanto accade per gli uomini. Basta guardare i dati: il tasso di occupazione dei padri è dell’89,3%, mentre quello degli uomini che non abitano con i figli è dell’83,6%; quello delle mamme che lavorano è 57% quello delle donne senza figli coabitanti 72%. Un divario enorme tra uomini e donne.

Il tasso di occupazione femminile scende in base all’età dei bambini, più sono piccoli e più la percentuale è bassa. Solo il 38% delle donne ha cambiato qualcosa nella propria attività lavorativa per occuparsi dei figli, rispetto al quasi 12% dei padri. Le madri hanno richiesto un passaggio al part time o una modifica dell’orario di lavoro per andare incontro alle esigenze dei piccoli, e lo hanno potuto fare soprattutto coloro che hanno una professione qualificata o impiegatizia, più penalizzate le operaie.

I nuclei familiari che usufruiscono dei servizi (spesso considerati troppo cari, in alcuni casi sono addirittura assenti) sono meno di un terzo, il 38% conta sull’aiuto dei familiari, soprattutto nonni o amici. Sarà per tutti questi motivi che negli ultimi anni sono notevolmente aumentate le richieste dello smart working.

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