Mancano competenze e profili STEM: è un problema per l’Italia di oggi e di domani

Da anni in Italia si discute dello scarso livello di preparazione degli studenti nelle materie scientifiche e della difficoltà per le aziende di reperire lavoratori in ambito STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) soprattutto in uno scenario, quello che riguarda il presente e il futuro del lavoro, in cui i cambiamenti sono velocissimi e molto spesso imprevedibili: il World Economic Forum, per esempio, indica che il 65% dei bambini attualmente in età scolare intraprenderà carriere che al momento non esistono. Una prospettiva, questa, che richiede un’educazione flessibile e adattabile a un panorama lavorativo in costante evoluzione, con competenze STEM sempre più cruciali.

Tuttavia il recente rapporto dell’OCSE Pisa 2022 non è di conforto: il rendimento medio degli studenti italiani in matematica è in calo di 16 punti, evidenziando un trend negativo che non risparmia neanche discipline come la comprensione del testo. Sebbene la situazione non sia dovuta esclusivamente all’impatto della pandemia, questa ha amplificato e messo in evidenza problemi di lungo periodo nel sistema educativo.

A livello internazionale, l’Italia si allinea alla media OCSE in matematica e supera la media in comprensione del testo, ma affronta sfide uniche: il Paese presenta la più grande disparità di genere nell’apprendimento matematico, con uno scarto di 21 punti tra studenti maschi e femmine. Inoltre, le differenze geografiche rivelano che le aree settentrionali del Paese ottengono punteggi superiori a quelle meridionali in tutte le materie analizzate.

Un problema per le aziende italiane che negli anni a venire avranno bisogno di professionisti in settori tecnici e STEM. 

Un report dell’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro pubblicato nell’autunno 2022 evidenzia già oggi un divario preoccupante tra la domanda e l’offerta di professionisti in settori tecnici e STEM. Ogni anno, sostengono i Consulenti del Lavoro, mancano oltre 133.000 diplomati tecnici e professionali e 8.700 laureati, creando uno squilibrio critico sul mercato del lavoro.

Questo mismatch tra la formazione offerta e le richieste del mercato potrebbe comportare un costo economico considerevole, fino a 37,7 miliardi di euro, con un impatto più pesante su settori già legati alla stagionalità. Si rischia di compromettere l’efficacia degli investimenti pianificati, incluso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).