Il Turismo ha bisogno di lavoratori. Il progetto di FederTerziario per ridurre il mismatch fra domani e offerta

Nonostante le incertezze legate alle conseguenze della guerra in Ucraina, che sta comportando una salita dei costi di energia e materie prime, le imprese a maggio 2022 hanno in programma oltre 444mila assunzioni. 

È   quanto emerge dallo scenario delineato dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di maggio. 

A fronte di un calo della domanda di lavoratori nel settore manifatturiero e in quello delle costruzioni (rispettivamente, -18,8% e -27,5% rispetto ad un anno fa), cresce invece la richiesta di lavoratori nei servizi (+31,5% rispetto a maggio dello scorso anno), trainati soprattutto dalla ripresa della filiera turistica. Aumentano anche le occasioni di lavoro offerte dal settore dei servizi, con 345mila ingressi programmati. È il comparto dei servizi di alloggio, ristorazione e dei servizi turistici a esprimere la domanda più significativa con circa 105mila entrate programmate. 

In generale, lo scenario offerto dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior conferma come elevato il mismatch tra domanda e offerta di lavoro: sono difficili da reperire il 38,3% dei lavoratori ricercati, difficoltà riconducibile prevalentemente alla mancanza di candidati. 

Studenti siciliani a lavoro nelle strutture alberghiere dell’Alto Adige 

Proprio nel settore Turismo, FederTerziario – promotore di FondItalia insieme a Ugl – ha firmato unintesa con HGV, Unione Albergatori e Pubblici Esercenti, che unisce 4.500 imprese del settore turistico-alberghiero della Provincia di Bolzano, e che darà la possibilità a circa 80 studenti siciliani di lavorare e specializzarsi nelle strutture alberghiere altoatesine, con il contributo della Regione siciliana che si farà carico delle spese di mobilità. Laccordo, firmato lo scorso febbraio, è stato ufficialmente presentato il 22 aprile 2022 a Monreale (Palermo). 

«Abbiamo lavorato per stimolare un utilizzo innovativo degli strumenti di politica attiva, unendo gli strumenti classici della formazione alla mobilità governata per attuare concretamente il meccanismo di incontro tra domanda e offerta di lavoro», commenta il Presidente di FederTerziario Nicola Patrizi. 

È il primo caso in Italia di collocamento privato per diplomati e diplomandi dei corsi OIF (obbligo di istruzione e formazione) erogati dagli enti di formazione operanti in Sicilia e aderenti a FederTerziario.

«Confidiamo nel fatto che questo progetto pilota possa crescere e svilupparsi nella giusta direzione – spiega il Segretario Generale di FederTerziario Alessandro Franco – coinvolgendo sempre più ragazzi siciliani, e che possa diventare anche un punto di riferimento per altre regioni che vogliono ragionare nel solco da noi avviato per sfruttare al massimo le potenzialità di aree del Paese che vivono spesso esigenze completamente differenti. Decisivo, inoltre, lapporto delle istituzioni e, in particolare, della Regione siciliana che è parte integrante del partenariato pubblico-privato». 

L’Italia tra rischi potenziali e rischi effettivi di automazione del lavoro

Il timore di una sostituzione del lavoro umano con le macchine è antico quanto la rivoluzione industriale. Gli economisti si sono sempre divisi sui rischi effettivi per i lavoratori, a partire da Ricardo e Keynes, il quale formulò la tesi della “disoccupazione tecnologica”.

Negli ultimi anni il timore è cresciuto, in conseguenza della robotizzazione e dello sviluppo di tecnologie digitali sempre più intelligenti.

Alcuni studiosi, come ad esempio Erik Brynjolfsson, Andrew McAfee, Daron Acemoglu, Pasqual Restrepo, oppure il gruppo di ricerca afferente al McKinsey Global Institute, ritengono che il progresso tecnologico sarà sempre più rapido, determinando grandi aumenti di produttività e un rischio di disoccupazione elevato. Altri, come Robert J. Gordon, Lawrence H. Summers o Philippe Aghion, sostengono che nei fatti i lavoratori fronteggeranno un rischio di sostituzione modesto.

 

In questo dibattito si inserisce l’indagine di Mariasole Bannò, Emilia Filippi e Sandro Trento Rischi di automazione delle occupazioni: una stima per l’Italia, pubblicato sul fascicolo di dicembre 2021 della rivista quadrimestrale “Stato e mercato”.

L’indagine contiene diversi elementi di interesse rispetto ad altre analisi sul tema. In primo luogo, utilizza sia l’occupation-based approach, che intende indagare il pericolo di automazione delle professioni, sia il task-based approach, che si focalizza invece sulle attività soggette ad automazione.

In secondo luogo, effettua una stima del potenziale di automazione, accompagnandolo però a considerazioni in merito ai rischi effettivi di sostituzione del lavoro umano, che sono collegati alle specificità della struttura economica e del contesto italiano.

Infine, gli autori dell’indagine avanzano alcune proposte per attenuare gli effetti della transizione tecnologica e organizzativa del lavoro.

 

Passando ai risultati dello studio, secondo l’occupation-based approach, il 33,2% dei lavoratori italiani (pari a 7,12 milioni di addetti) presenta un alto rischio di automazione. In base, invece, al task-based approach, la percentuale scende al 18,1% (3,87 milioni di addetti).

I due approcci evidenziano risultati differenti perché anche le occupazioni, che secondo l’occupation-based approach presentano una probabilità di automazione elevata, sono comunque composte da attività lavorative difficilmente automatizzabili.

Nel complesso, si tratta di percentuali più alte rispetto ad altri Paesi europei, a causa del diverso stadio di introduzione delle nuove tecnologie. I Paesi che le hanno adottate per prime presentano oggi un rischio di automazione più basso rispetto all’Italia che, da questo punto di vista, registra un ritardo.

 

Secondo l’indagine, le professioni che presentano una probabilità di automazione alta sono quelle che richiedono la realizzazione di un numero elevato di attività di routine, quali, ad esempio, lo scambio di informazioni, la vendita e le attività manuali. Riguardano il settore dei trasporti e la logistica, il supporto d’ufficio e amministrativo, la produzione, il settore dei servizi e il settore della vendita.

Le professioni con una probabilità di automazione bassa presentano invece livelli elevati di percezione, manipolazione, intelligenza creativa e intelligenza sociale. Riguardano i settori del management e della finanza, l’ambito legale, l’istruzione, l’assistenza sanitaria e l’arte. Sono professioni che richiedono un livello di istruzione elevato e sono caratterizzate da aspetti prettamente “umani”, quali la creatività, l’adattamento, la gestione delle relazioni interpersonali, la formazione, la collaborazione con altre persone.

 

L’indagine mostra una relazione positiva tra competenze e salario. Le professioni che presentano una probabilità di automazione bassa (inferiore al 30%) impiegano in genere lavoratori con un alto livello di competenze, retribuiti con salari elevati (ad esempio medici, avvocati, ingegneri, professori). Quelle che invece presentano una probabilità di automazione alta (superiore al 70%) impiegano in genere lavoratori con un basso livello di competenze e con retribuzioni inferiori (ad esempio addetti alla gestione di magazzini, commessi delle vendite, centralinisti, cassieri).

Figurano comunque delle eccezioni, legate a professioni con una bassa probabilità di automazione, dove sono impiegati lavoratori low-skilled (ad esempio fotografi, sarti, idraulici, parrucchieri e camerieri). Così come esistono professioni che presentano una probabilità di automazione alta ma che impiegano lavoratori middle-skilled o high-skilled, con salari medio-alti (contabili, fiscalisti, addetti alle buste paga). Si tratta di eccezioni collegate alla diversa capacità della tecnologia di automatizzare le attività lavorative e alla presenza, o meno, dei cosiddetti “colli di bottiglia”, vale a dire attività o funzioni non automatizzabili.

 

Gli uomini registrano un rischio maggiore di automazione rispetto alle donne. Si tratta di un risultato determinato dal fatto che in Italia l’occupazione femminile è maggiore in settori nei quali meno elevato è l’impiego di robot e altri macchinari di automazione, come i servizi di cura della persona o la sanità.

 

Gli autori dell’indagine ritengono che il rischio di automazione effettiva in Italia sia comunque inferiore rispetto alle percentuali calcolate, soprattutto a causa di un tessuto economico caratterizzato dalla presenza di numerose imprese di piccole dimensioni o a controllo familiare. Ciò determina una ridotta capacità di investimento nell’adozione di nuove tecnologie. Ma queste imprese si contraddistinguono anche per una particolare attenzione al lavoratore, preferendo una “ridefinizione” della sua figura professionale piuttosto che la sostituzione.
Infine, l’adozione di tecnologie di automazione determina cambiamenti rilevanti nella struttura organizzativa, nella ridefinizione dei ruoli e dei processi o nel grado di delega decisionale. Fattori che non tutte le imprese, in particolare quelle piccole o a struttura familiare, sono in grado di affrontare.

 

Per compensare la perdita di posti di lavoro, gli autori dell’indagine suggeriscono di adottare politiche di sostegno ai settori nei quali è probabile che il lavoro umano continui ad essere centrale, come i servizi alla persona, il turismo, la sanità e l’istruzione. Oppure stimolare la nascita di nuove imprenditorialità nei settori legati alle nuove tecnologie.

Infine, invitano ad investire sulla formazione dei lavoratori, ma prendendo atto di una grande differenza rispetto al passato. Non è più sufficiente aumentare gli investimenti in istruzione, dal momento che i progressi tecnologici come il machine learning e l’intelligenza artificiale consentono di rimpiazzare anche lavoratori molto qualificati. Occorre accompagnare i lavoratori sia nella fase di ingresso nel mercato del lavoro, sia durante tutta la loro vita lavorativa, aggiungendo alle capacità tecniche, altre capacità prettamente “umane” e non automatizzabili, quali la creatività, l’attitudine al problem-solving, le capacità sociali e relazionali. A tal proposito, l’indagine si conclude proponendo la progettazione di un vero sistema di formazione che parta dalle relazioni scuola-lavoro e dall’apprendistato per poi offrire opportunità di riqualificazione o di potenziamento delle competenze per gli adulti.

L’occupazione cresce. Ma secondo il Rapporto Censis-UGL le retribuzioni non sono sufficienti

Loccupazione nel nostro paese cresce, ma le retribuzioni non sono adeguate. 

Secondo i rilevamenti Istat, infatti, a marzo il tasso di occupazione si è attestato al 59,9%, con il tasso di disoccupazione che è tornato sui livelli del 2010 all’8,3%, mentre quello di inattività si è riportato al livello prepandemico con un 34,5%. Rispetto a un anno fa, la crescita del numero di occupati è pari a 800mila unità: in oltre la metà dei casi si tratta di dipendenti a termine, la cui stima raggiunge così quota 3 milioni e 150 mila, il valore più alto dal 1977.

Rapporto Censis-UGL: per il 64% dei lavoratori retribuzione non adeguata

Tuttavia, a fronte di un aumento del numero dei lavoratori attivi, per il 64,3% dei lavoratori la propria retribuzione non è adeguata al costo della vita. Il 10,4% dei lavoratori dipendenti è sottopagato. Il 19,8% è impiegato part-time, mentre lavora in remote il 52% degli occupati. Il 65,9% richiede formazione per la sicurezza informatica. Sono solo alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Censis-UGL Tra nuove disuguaglianze e lavoro che cambia: quel che attende i lavoratori” presentato a fine aprile 2022. 

Il mercato del lavoro è sempre più ostico per giovani, donne, migranti e lavoratori meno qualificati. Nella percezione collettiva sono aumentate le disparità e il lavoro è diventato epicentro di contraddizioni. Da un lato, le nuove opportunità legate al remote working e al digitale, dallaltro la precarietà che diventa condizione strutturale di lungo periodo. Per il 93,3% degli occupati serve più attenzione per le condizioni dei lavoratori, mentre per il 64,9% dei giovani il lavoro è solo un mezzo per avere reddito da spendere in attività diverse.

Per il 64,3% dei lavoratori la propria retribuzione non è adeguata al costo della vita. Del resto, nel 2010-2020 le retribuzioni lorde dei lavoratori italiani sono diminuite dell8,3%.I giovani fino a 29 anni guadagnano il 40% in meno dei lavoratori over 55, mentre le donne il 37% in meno dei maschi. Chi ha un contratto a tempo determinato è il 32% in meno di chi è a tempo indeterminato. Chi lavora nel mezzogiorno guadagna il 28% in meno di chi risiede nel Nord-Ovest. Il 10,4% dei lavoratori dipendenti, poi, è sottopagato, cioè può contare su una retribuzione mensile inferiore ai valori soglia di 953 euro per il full-time, di 533 euro per il part-time.

La formazione è considerata essenziale dai lavoratori per fronteggiare le disparità crescenti: il 67,8% degli occupati teme nuove e più ampie disuguaglianze a causa della diversità di competenze digitali. Inoltre, l84% dei lavoratori vuole supporto su aspetti specifici del proprio lavoro, dalle competenze alle tecnologie utilizzate. Infine, il 65,9% richiede formazione per la sicurezza informatica.

Secondo Paolo Capone, segretario generale dellUGL, il mondo del lavoro, negli ultimi anni, è cambiato molto, spesso acuendo disuguaglianze e criticità, anche a livello sociale. Dalla politica sono giunte risposte finora poco incisive e lungimiranti, penalizzate anche da un biennio di crisi e di emergenza continua dovuta alla pandemia, che ha accentuato precarietà e polarizzazione del mercato del lavoro. Queste tematiche emergono con chiarezza dal Rapporto CENSIS-UGL, con il quale abbiamo voluto sottolineare non solo le trasformazioni in atto, ma soprattutto le condizioni dei lavoratori, in molti casi sottopagati, bisognosi di più formazione professionale, con scarse tutele. Occorre, quindi, invertire al più presto la rotta. Il lavoro deve tornare a svolgere il suo ruolo di realizzazione personale e sociale e, soprattutto nei momenti di crisi, sostenuto con un welfare dignitoso”.

Ricerca Svimez: gap salariale fra nord e sud 

Sul gap fra livelli di retribuzione fra, da una parte lavoratori del nord e del sud, e dellaltra fra uomini e donne, insiste uno studio Svimez pubblicato anchesso a fine aprile. Svimez rileva che un co.co.co meridionale incassa la metà degli altri italiani, i dipendenti privati il 35% in meno. La retribuzione annua di un dipendente è di 15 mila euro al Sud contro i 22 mila del Nord (sotto di un terzo). Per le donne va anche peggio perché hanno il doppio gap, di territorio e di genere: guadagnano meno degli uomini (il 27% in media nazionale) e ancora meno se al Sud.

Il futuro del lavoro è ibrido, ma le aziende non hanno una strategia. L’allarme nello studio “Future Of Work” di AT&T

A cura dell’Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua

 

Cosa dice lo studio

5 Punti salienti dello studio “Lo stato dell’industria: Future of Work” di AT&T e Dubber Corporation Limited

1. Il lavoro ibrido sarà il modello di lavoro principale entro il 2024, con il 56% del lavoro svolto fuori sede
2. La maggioranza delle aziende non ha una strategia dettagliata per il lavoro ibrido
3. Esiste una tensione tra ciò che i dipendenti vogliono e ciò che le aziende preferiscono
4. Il 100% degli intervistati crede che un modello di lavoro ibrido aiuterà ad attrarre giovani talenti
5. È necessario notare come siano cambiate le cose rapidamente tra pre e post pandemia

Lo studio sul futuro del lavoro dal titolo “Lo stato dell’industria: Future of Work” di AT&T e Dubber Corporation Limited coinvolge 303 imprese con sede negli Stati Uniti, in cinque settori chiave, con più di un milione di dipendenti rappresentati e in molti casi con più di 1 miliardo di dollari di fatturato.

Il sondaggio è stato rivolto in particolare ai dirigenti senior per ottenere informazioni riguardo ai modelli di lavoro attuali e futuri, alle sfide poste dai nuovi modelli di lavoro e agli strumenti tecnologici.

Dallo studio emerge che molti lavoratori si sono lamentati di essere costretti a fare il pendolare per tre ore andata e ritorno e alla fine lavorare in una postazione isolata, scoprendo che le persone con cui hanno bisogno di collaborare non sono nemmeno in ufficio.

In generale lo studio delinea il profilo di un lavoratore che corrisponde a una persona frustrata, arrabbiata per il fatto che “sta inviando e-mail e entrando e uscendo da chiamate Zoom, in ufficio, da sola, quando avrebbe potuto essere a casa, risparmiando il tempo del pendolarismo e i soldi per la benzina”.

I risultati dello studio rivelano che mentre l’ibrido è la scelta preferita da molte aziende, il 72% di queste non ha una chiara strategia di lavoro ibrido.

Alicia Dietsch, vicepresidente senior del marketing aziendale di AT&T, ha detto a proposito del sondaggio: “C’è stato un cambiamento non reversibile nel modo di fare business a causa dei vincoli imposti dal Covid-19. È chiaro che un programma di successo ora richiede una politica di lavoro ibrida, ma questa politica deve essere supportata da un reset culturale strategico tech-first, per assicurare la crescita del business e la competizione”.

Dietsch ha sottolineato che “le aziende devono chiedersi se hanno le competenze interne per raggiungere questo obiettivo o se è giunto il momento di andare oltre per raggiungere una vera strategia aziendale remota tech-first”.

La mancanza di innovazione sul posto di lavoro, la supervisione a distanza e i cambiamenti culturali sono stati identificati come tre barriere al successo del lavoro ibrido, ma gli intervistati credono che non siano insormontabili.

L’adozione in massa di nuovi modelli di lavoro ha dimostrato di essere parzialmente efficace, con il 79% delle aziende che ritengono che i dipendenti siano stati produttivi, anche se non senza sfide risultanti.

L’Intelligenza Artificiale

Gaurav Pant, cofondatore e chief insights officer di Incisiv, ha detto a proposito dell’IA e del Machine Learning: “Il Covid-19 è stato il singolo evento più trasformativo nel plasmare il futuro del lavoro. Gli atteggiamenti verso i modelli di lavoro si sono drammaticamente trasformati negli ultimi 24 mesi e il modello di lavoro ‘ibrido’ diventerà presto predefinito. Le aziende devono aggiornare il loro know-how tecnologico tra i dipendenti e avviare un reset culturale per prepararsi a questa nuova normalità“.

L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico sono stati identificati come le migliori tecnologie di trasformazione nel sondaggio, con il loro valore intrinseco identificato specificamente nelle aree di formazione dei dipendenti, ricerca e apprendimento intelligente dell’impresa.

La necessità di analisi e approfondimenti più profondi, guidati dall’AI, sia sul cliente che sul dipendente, può essere realizzata estraendo e trasformando i dati da conversazioni e interazioni remote per costruire nuovi modelli di funzionamento in funzioni aziendali mirate.

“Abbiamo fatto i primi passi in un mondo ‘work-from-anywhere‘. Rimuovere i dipendenti dal posto di lavoro era necessario, ma creare distanza non lo era”, ha detto Steve McGovern, CEO di Dubber.

“La nostra tecnologia è servita direttamente dalle reti di AT&T, come parte di un servizio AT&T che permette alle aziende di catturare ogni conversazione e trasformarla in dati e condividere senza soluzione di continuità le intuizioni come desiderato. Conoscere e capire come si comportano i dipendenti e, in effetti, il loro benessere generale può avere un impatto significativo su come le aziende gestiscono questo ambiente di lavoro ibrido. Questo può essere ottenuto attraverso una visione immediata dei clienti, compresa, per esempio, l’analisi del sentiment in tempo reale. L’AI rende possibile estrarre questo vasto tesoro di informazioni”, ha aggiunto McGovern.

“Le aziende si sono mosse con urgenza per allontanare i dipendenti. Ora, devono fare lo stesso quando si tratta di distribuire gli strumenti necessari per superare la distanza. Ridurre il divario tra un’azienda e i loro clienti e dipendenti dovrebbe essere una priorità per ogni dirigente ed è disponibile direttamente dal servizio AT&T” – almeno negli Stati Uniti.

In conclusione

Lo studio “Future of Work” ha evidenziato che mentre molte aziende hanno risposto al cambiamento dei modelli di lavoro secondo necessità, questo ha portato in gran parte a soluzioni “cerotto” per abilitare il lavoro ibrido, con la maggioranza priva di una strategia dettagliata per supportarlo.

La conseguente durata nel tempo del lavoro in remoto sta ora conducendo verso un reset culturale e tecnologico nel business per il quale AI e ML saranno fondamentali nel fornire funzionalità avanzate per guidare l’innovazione e la collaborazione.

https://www.forbes.com/sites/jackkelly/2022/03/16/hybrid-will-be-the-new-work-style-but-72-of-businesses-lack-a-strategy-atts-future-of-work-study-shows/?sh=fce9dce3989d

 

Festività pasquali

Comunicazione dei termini per la presentazione, gestione e rendicontazione dei Progetti formativi per il periodo delle festività natalizie.

Si comunicano i termini per la presentazione, gestione e rendicontazione dei Progetti formativi per il periodo delle festività natalizie, in accordo con le date di chiusura degli uffici:

  • L’invio dei plichi relativi ai Progetti formativi afferenti al I sportello dell’Avviso FEMI 2022.01 su supporto cartaceo è sospeso dal 20 dicembre al 9 gennaio 2022;
  • Le richieste di Condivisione alle Parti Sociali relative ai Progetti formativi afferenti al I sportello dell’Avviso FEMI 2022.01 sono sospese dal 23 dicembre al 9 gennaio 2022.

Per quanto riguarda le attività erogate dal Fondo, si comunicano le tempistiche delle specifiche Aree:

Area Amministrativa

Chiusura Area dal 23 dicembre al 7 gennaio 2022 incluso

Area Assistenza Tecnica (servizi erogati attraverso la Piattaforma FemiWeb)

Chiusura Area dal 23 dicembre al 7 gennaio 2022 incluso:

    • l’attività di Assistenza Tecnica è sospesa dal 23 dicembre 2021 al 07 gennaio 2022;
    • l’attività di emissione della vidimazione dei Registri per le attività formative previste dal 31 dicembre 2021 al 17 gennaio 2022, sarà effettuata per i Registri pervenuti entro il 22 dicembre 2021 ore 12:00;
    • l’attività di emissione della vidimazione dei Registri per le attività formative riprenderà regolarmente dal 10 gennaio 2022.

Area Controlli

Chiusura Area dal 23 dicembre 2021 al 07 gennaio 2022 incluso:

    • i tempi relativi all’attività di verifica amministrativo-contabile dei Progetti formativi validati e/o in lavorazione al 23 dicembre 2021, saranno prorogati di 18 giorni;
    • la presentazione dei rendiconti, i cui termini di presentazione ricorrano nelle suddette date di chiusura Area, sarà prorogata di 18 giorni;
    • la presentazione di Integrazioni, i cui termini di presentazione ricorrano nelle suddette date di chiusura Area, sarà prorogata di 18 giorni.

 

  • Le attività riprenderanno regolarmente dal 10 gennaio 2022

.

Comunicazione dei termini per la presentazione, gestione e rendicontazione dei Progetti formativi per il periodo estivo.

Si comunicano i termini per la presentazione, gestione e rendicontazione dei Progetti formativi per il periodo estivo, in accordo con le date di chiusura degli uffici, ricordando che gli stessi in tutti i venerdì dal 2 luglio al 10 settembre 2021 inclusi osserveranno orario di attività dalle ore 09.00 alle ore 14.00:

  • L’invio dei plichi relativi ai Progetti formativi afferenti al V sportello dell’Avviso FEMI 2021.01 su supporto cartaceo è sospeso dal 2 agosto al 22 agosto 2021;
  • Le richieste di Condivisione alle Parti Sociali relative ai Progetti formativi afferenti al V sportello dell’Avviso FEMI 2021.01 sono sospese dal 6 agosto al 22 agosto 2021;
  • Non sarà possibile effettuare alcuna attività formativa sui progetti approvati in corso di svolgimento dal 9 agosto 2021 al 22 agosto 2021.

 

Per quanto riguarda le attività erogate dal Fondo, si comunicano le tempistiche delle specifiche Aree:

Area Amministrativa

Chiusura Area dal 09 agosto al 22 agosto 2021:

    • l’attività di erogazione delle anticipazioni sarà garantita per le richieste pervenute entro il 5 agosto 2021 ore 12:00;
    • l’attività di erogazione delle anticipazioni sarà successivamente garantita a decorrere dal 23 agosto 2021.

Area Sistemi Informativi (servizi erogati attraverso la Piattaforma FemiWeb)

Chiusura Area dal 09 agosto al 22 agosto 2021:

    • l’attività di vidimazione dei Registri per le attività formative previste dal 23 agosto al 10 settembre 2021 sarà garantita per i Registri pervenuti entro il 5 agosto 2021 ore 12:00;
    • l’attività di vidimazione dei Registri per le attività formative previste a decorrere dall’11 settembre 2021 sarà garantita a decorrere dal 24 agosto 2021.

Area Controlli

Chiusura Area 09 agosto al 22 agosto 2021:

    • le scadenze relative all’attività di verifica amministrativo-contabile per i Rendiconti validati e/o in lavorazione alla data del 06 agosto 2021, sono prorogate di 23 giorni;
    • le operazioni di validazione ed invio dei Rendiconti sono sospese dal 6 agosto 2021 al 22 agosto 2021;
    • le scadenze relative alla presentazione dei Rendiconti, i cui termini di presentazione ricorrano nelle suddette date di chiusura Area, saranno prorogate di 23 giorni;
    • le scadenze relative alla presentazione delle Integrazioni, i cui termini di presentazione ricorrano nelle suddette date di chiusura Area, saranno prorogate di 23 giorni

.

Circolare FondItalia 04.2021

Circolare FondItalia 04.2021, avente come oggetto: Erogazione formazione in presenza.

E’ possibile scaricare la circolare direttamente al link di seguito riportato:

Chiusura uffici di Roma 28-29 giugno 2021

Comunichiamo che nelle giornate del 28 e 29 giugno 2021 i nostri uffici di Roma saranno chiusi.

Orario uffici per la giornata del 12.04.2021 (14:00 – 18:00)

Comunichiamo che nella giornata del 12 aprile 2021 i nostri uffici saranno chiusi sino alle ore 14.00, osservando pertanto orario di apertura dalle ore 14.00 alle ore 18.00.