Oltre 5,5 milioni di assunzioni programmate, ma pesa il mismatch fra domanda e offerta delle competenze

Oltre 5,5 milioni di assunzioni programmate dalle imprese nel 2023 con contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato per la durata superiore a 30 giorni. È lo scenario delineato dal Bollettino annuale 2023 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, presentato sabato 25 novembre 2023. 

330mila assunzioni in più rispetto al 2022 (+6,4%) e quasi 894mila in più rispetto al 2019 (+19,4%) rappresentano un panorama occupazionale positivo nonostante le sfide economiche incontrate nel secondo semestre dell’anno.

I settori trainanti questa crescita occupazionale sono diversificati: il turismo, con oltre un milione e 100mila assunzioni previste, il commercio con quasi 749mila contratti, le costruzioni con 549mila assunzioni e le industrie manifatturiere con 957mila entrate.

Tuttavia, questa crescita non è senza ostacoli. Il mismatch tra le competenze richieste e quelle disponibili è un problema crescente: vale per il 45,1% delle assunzioni, con una quota che raggiunge addirittura il 60,3% per gli operai specializzati. Più di 8 assunzioni su 10 richiedono almeno un titolo di studio secondario, con oltre 800mila contratti per profili con formazione terziaria e oltre 3,5 milioni per professioni con titolo tecnico-professionale o di istruzione e formazione professionale.

Le figure dirigenziali e altamente specializzate superano complessivamente il milione di assunzioni previste, con un focus su tecniche di vendita, professioni sanitarie e contabilità. Le richieste principali delle imprese sono legate alla filiera del turismo e del commercio, con una domanda significativa per ruoli come camerieri, commessi e cuochi.

Tuttavia, nonostante la crescita nell’offerta di lavoro, le dinamiche demografiche, il mismatch tra competenze formate e domanda reale, la stagnazione della produttività e dei salari, insieme all’adattamento gestionale per trattenere competenze cruciali, portano a un deficit di circa 2,5 milioni di figure professionali ricercate dalle imprese.

Questo deficit si traduce in oltre 1,6 milioni di ricerche critiche senza candidati e 685mila posizioni non coperte a causa di una preparazione non adeguata. Gli operai specializzati sono il gruppo più colpito, con il 60,3% dei profili problematici da reperire su quasi 836mila.

Tra le figure più difficili da trovare emergono ingegneri dell’informazione, professioni sanitarie infermieristiche, tecnici delle costruzioni civili, con percentuali di difficoltà di reperimento che superano l’80%.

Il panorama dei contratti vede un ritorno ai livelli del 2019 per i contratti a tempo indeterminato, superando il milione di unità, un incremento del 9,7% per quelli a tempo determinato e stagionali, e un aumento dell’apprendistato. Tuttavia, si registra una diminuzione nella domanda di personale in somministrazione e di contratti a partita IVA.

Le difficoltà di reperimento variano nelle diverse regioni, con il Nord Est in testa alle criticità (50,4%), seguito dal Nord Ovest (45,9%), Centro (43,2%) e Sud e Isole (40,9%), tutte in aumento rispetto al 2022.