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Smart working da sviluppare: quali aziende lo fanno e come funziona

Negli ultimi anni si è diffuso il modello organizzativo dello smart working o lavoro agile (L. n. 81/2017, artt. 18-23), che non è semplicemente l’attività lavorativa svolta da casa o comunque da un ambiente esterno all’azienda stessa, ma una modalità di lavoro che, pur non avendo vincoli di luogo e di orario, individua obiettivi ben precisi per i lavoratori.

I dati e i vantaggi dello smart working

Una recente ricerca dell’Osservatorio Smart Working (ripogrtata dal portale Digital4HR) parla di una modalità lavorativa in forte ascesa: dai 480mila smart worker del 2018 (56% delle grandi imprese, 8% delle PA e 8% delle PMI) si è passati ai 570mila del 2019 registrando un +20% (con il 58% delle grandi imprese, 16% delle PA e il 12% delle PMI). Inoltre il lavoro agile riduce l’assenteismo, migliora la qualità di vita del lavoratore (stress e tempo degli spostamenti) e la sua produttività e fa sì che l’azienda possa ridurre i costi per lo spazio fisico, mense e parcheggi da destinare ai lavoratori. Il tele-lavoro è anche amico dell’ambiente: meno traffico e meno inquinamento. Gli smart worker sono più soddisfatti del lavoro rispetto agli altri lavoratori (31% contro 19%), ma anche del rapporto con i colleghi (31% contro 23%) e con i superiori (25% contro 19%).

Effetti positivi dello smart working

Lo smart working offre flessibilità e autonomia in cambio di responsabilizzazione dei risultati. Servono competenze digitali, oltre a fiducia e autonomia del capo e dei colleghi nei confronti del lavoratore agile. Infatti per molti si pone il dubbio proprio su questo fronte: controllo del lavoro e sicurezza del lavoratore che opera in spazi esterni dall’ufficio.

Il lavoratore deve essere in grado di separare lo spazio dedicato al lavoro da ambienti e impegni familiari. In un contesto lavorativo come questo diventano fondamentali aspetti come collaborazione, feedback, chiara organizzazione del lavoro e formazione per rendere autonomi e responsabili i dipendenti. Importante anche mantenere una riunione (al massimo due a settimana) per favorire un minimo di socializzazione e di contatto tra colleghi, oltre che sfruttare l’occasione per fare il punto della situazione. Ma di sicuro è una modalità di lavoro che va incontro a chi ha figli piccoli o genitori anziani da accudire.

Cosa accadrà in futuro

Grazie alla sempre più diffusa tecnologia (reti wifi, smartphone e pc portatili) si ipotizza che in futuro la maggior parte dei lavoratori europei sarà smart worker: nel giro di qualche anno si potrebbe avere una percentuale fino al 65%; in Italia si toccherebbe quota 10 milioni di persone.

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