Talent shortage, una sfida strutturale che richiede nuove alleanze tra imprese, formazione e istituzioni

Il talent shortage non è più un fenomeno congiunturale né un problema limitato ad alcuni settori produttivi. È una delle principali sfide che il sistema economico italiano è chiamato ad affrontare nei prossimi anni, in un contesto segnato dalla trasformazione digitale, dal cambiamento demografico e dall’evoluzione delle aspettative dei lavoratori.

Di questo si è discusso il 23 giugno a Roma, nella clubhouse di Piazza Montecitorio, durante la tavola rotonda “Talent Shortage: soluzioni e strategie per una nuova roadmap del mondo del lavoro”, organizzata da Italia Task Force e promossa da FederTerziario. L’incontro ha riunito rappresentanti delle imprese, del mondo accademico, della formazione e delle professioni per confrontarsi sulle cause di una carenza di competenze che interessa ormai in modo strutturale il mercato del lavoro italiano.

I numeri descrivono una situazione sempre più complessa. Secondo le rilevazioni richiamate nel corso del confronto, il 78% delle imprese italiane incontra difficoltà nel reperire le professionalità necessarie e, per alcune figure tecniche specializzate, i tempi di ricerca possono superare i quattro mesi. Una condizione destinata ad accentuarsi a causa del calo demografico, del disallineamento tra percorsi formativi e fabbisogni delle imprese e della crescente velocità con cui si trasformano le competenze richieste dal mercato.

A rendere ancora più urgente il tema è la rapidità delle innovazioni tecnologiche, a partire dall’intelligenza artificiale. Come ha osservato Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario, «a differenza delle innovazioni del passato, la rivoluzione dell’AI procede a una velocità straordinaria. Se le grandi imprese sono generalmente più attrezzate per affrontare questo cambiamento, le PMI si trovano oggi davanti a un bivio: viverlo come un problema oppure come una grande opportunità, utilizzando strumenti sempre più accessibili per generare nuovo business».

Ma la disponibilità di competenze non dipende soltanto dalla formazione. Un tema centrale emerso durante la tavola rotonda riguarda la capacità delle imprese di attrarre e trattenere i talenti, soprattutto quelli più giovani.

«Bisogna capire se le imprese sono davvero attrattive per i giovani talenti», ha sottolineato il sociologo del lavoro Domenico Borricelli. «Le nuove generazioni cercano affinità valoriale, senso del lavoro e un migliore equilibrio tra vita professionale e personale. La domanda da porsi è se le organizzazioni siano oggi attrezzate per accogliere queste aspettative. Molte imprese faticano ancora a esprimere con chiarezza questi valori».

Una riflessione che si collega al fenomeno della mobilità professionale e alle difficoltà crescenti nel fidelizzare le persone, soprattutto in un mercato del lavoro in cui le competenze qualificate sono sempre più richieste.

Dal confronto è emersa anche la necessità di rafforzare il dialogo tra sistema educativo e mondo produttivo. In questo ambito, le università stanno sperimentando modelli sempre più orientati alla costruzione di ecosistemi territoriali e professionali.

«Le università italiane si stanno attrezzando per sviluppare relazioni sempre più strette con gli altri attori del sistema economico e sociale», ha spiegato Giampaolo Basile, professore di Economia e Gestione dell’Impresa dell’Università Mercatorum. «Hackathon, contamination lab e percorsi progettati insieme ai corpi intermedi e alle rappresentanze datoriali rappresentano esempi concreti di una collaborazione che punta a rispondere in modo più efficace alle esigenze del mercato del lavoro».

Un ruolo decisivo sarà giocato anche dalla capacità del Paese di trattenere e valorizzare i giovani. «La fuga dei cervelli della Generazione Z rappresenta un rischio enorme per la competitività dell’Italia», ha evidenziato Silvia Nascetti di FederTerziario Istruzione. «Per questo è necessario investire con decisione sulle discipline STEM e sulla costruzione di percorsi professionali capaci di offrire prospettive concrete ai giovani talenti».

Se il problema è strutturale, altrettanto strutturali devono essere le risposte. Lo ha ricordato Silvia Manzati, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, evidenziando come la scarsità di lavoratori qualificati non possa più essere considerata un’emergenza temporanea.

«Assistiamo quotidianamente migliaia di imprese e oltre il 70% di esse incontra difficoltà nel reperire personale. Per alcune figure tecniche specializzate servono anche quattro mesi di ricerca. Occorre lavorare sull’allineamento tra domanda e offerta di competenze, aiutare le aziende a costruire modelli organizzativi più attrattivi e supportarle nella contrattazione aziendale e di secondo livello».

La formazione continua emerge come una delle leve più importanti per accompagnare lavoratori e imprese nelle transizioni in corso. Secondo Egidio Sangue, direttore di FondItalia, la sfida richiede un approccio integrato che coinvolga tutti gli attori del sistema.

«I temi da affrontare sono molteplici: aggiornare le competenze dei lavoratori già occupati, formare gli imprenditori delle micro e piccole imprese affinché possano compiere scelte consapevoli e guidare le proprie organizzazioni nelle transizioni in atto, e costruire aziende capaci di attrarre i giovani. Anche il sistema dell’istruzione dovrà svolgere un ruolo sempre più significativo nell’ambito delle politiche attive del lavoro».

Per Sangue è inoltre necessario valorizzare gli strumenti già disponibili e renderli maggiormente accessibili. «Dobbiamo mettere a fattor comune ciò che abbiamo. Le parole chiave della formazione professionale continua devono essere consapevolezza, programmazione certa e concreta, semplificazione delle procedure e accesso agli strumenti».

Dal confronto è emersa dunque una consapevolezza condivisa: il talent shortage non può essere affrontato con interventi isolati. Servono alleanze tra imprese, sistema formativo, istituzioni e parti sociali, capaci di trasformare la carenza di competenze da vincolo alla crescita a opportunità di innovazione e sviluppo. Una sfida che riguarda il futuro del lavoro, ma anche la competitività dell’intero Paese.